MISCELLANEA 2018

Ecce CALENDARIUM 2018

ANNUM FESTUM !!!

Miscellanea Latine

il giornalino in lingua latina

della classe 3 AS

Rinasce, dopo alcuni anni di silenzio, "Miscellanea Latine", gestito quest'anno dagli studenti della classe 3 AS del Liceo scientifico "Giulio Casiraghi". Il giornalino riprende la sua uscita con il desiderio di pervenire ad un'esperienza formativa sia per gli studenti che navigano nelle temperie di una lingua ostica sia per i nostri venticinque lettori. Attualità, cultura e società, arte e spettacolo, curiosità, giochi, buon umore, questo e molto altro vi aspetta nei nostri numeri!

              Libere riflessioni sul senso del fare Latino

Siamo nel 2016: sono passati più di duemila anni dalla nascita della lingua latina. Oggi abbiamo tutto a disposizione, tutto quello che ci serve per la vita quotidiana. E allora perché è ancora così importante studiare il latino? Perché investire tempo e risorse per una lingua che oggi non si parla più in questo mondo guidato dalla tecnologia e con tanti altri problemi?Abbiamo mai pensato che questa fu la lingua con la quale Virgilio, Cicerone, Cesare, i discepoli stessi, gli uomini di Chiesa e Carlo Magno ma anche solo il popolo romano hanno scritto per secoli e secoli opere, tragedie e commedie, canti, testi di tutti i generi nella stessa lingua che noi oggi studiamo? Abbiamo mai pensato al patrimonio che abbiamo nelle nostre mani, al fatto che il latino ha influenzato secoli di civiltà e che coloro che lo parlavano erano collocati tra i gradini più alti della società? Che effetto fa sapere che noi oggi lo possiamo conoscere ed usare, così come è successo nel VI secolo a.C?

Riflettiamo bene su queste domande. Pensiamo a tutto questo prima di studiare il latino, pensiamo alla ricchezza che abbiamo, al fatto che possiamo smontarla, rimontarla e renderla una lingua nuova, moderna e pronta all'uso.

Pensiamo ancora alla pluralità che i termini latini indicano: chi saprebbe tradurre con una sola parola una voce come "pietas"?O ancora la voce "dignitas"? Il latino è una lingua severa, che distingue il "disertus", l'abile parlatore, dall' "eloquens", colui che parla bene.

Il latino nobilita l'arte del parlare ed è necessario soprattutto per i giovani, che hanno bisogno di riprendere il significato letterale delle parole, che spesso in questa nostra società assumono un'accezione negativa: pensiamo, ad esempio, al verbo "competere", che oggi è alla base dei rapporti umani, deriva dal latino "cum-petere" che invece significa "dirigersi insieme nella stessa direzione" ed assume un significato molto diverso da quello odierno che eliminando il "cum" dà l'idea di un rapporto di "uno contro tutti". Ahi, le competenze tanto decantate dalle mirabilie della BUONA SCUOLA!!!

L'incuria delle parole - diceva Platone - è una delle cause principali della volgarità, e parlare scorrettamente fa male all'anima.

Perciò il latino non è né un reperto archeologico, né un mestiere per pochi, non è neppure, nonostante lo dobbiamo studiare, soltanto una materia. È invece, uno strumento e un veicolo della trasmissione e dell'eredità del sapere da Atene fino ai giorni nostri.

Quindi, il solo consiglio da dare è che, prima di ogni altra, è inevitabile la conoscenza, ancora oggi, della nostra lingua: infatti, la lingua latina oggi, nemmeno ci appartiene, ma siamo noi ad appartenere ad essa.

Il docente

I NUMERI DI MISCELLANEA

Lezioni di Letteratura latina

La letteratura delle origini


Una tradizione vuole che il cognomen originario fosse Plotus, poi urbanizzato in Plautus; il prenome e il nome sono incerti: probabilmente si chiamò Titus Maccius (la tradizione antica parla di M. Accius; secondo alcuni, soprannome era Maccus, derivatogli dalla omonima maschera della farsa atellana). Della sua vita si sa poco, e in forma romanzesca: sembra che, dapprima servitore in una compagnia di comici, fosse poi, ridotto in estrema povertà, alla macina di un mugnaio. Qui cominciò a comporre commedie che incontrarono il favore del pubblico, che non lo abbandonò più. Ne compose moltissime, e, poco dopo la sua morte, cominciarono le falsificazioni, sì che sotto il suo nome ne circolarono almeno 130; la nascente filologia latina intraprese presto l'opera critica di attribuzione, che culminò con la sistemazione di Varrone, allievo di Elio Stilone anch'egli critico plautino. Varrone distinse le commedie in tre gruppi: 90 sicuramente spurie, 19 di dubbia autenticità, 21 sicuramente di Plauto. Solo queste ultime, che continuarono a essere lette e trascritte, ci sono pervenute. I manoscritti ce le tramandano in un ordine approssimativamente alfabetico: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Captivi, Curculio, Casina, Cistellaria, Epidicus, Bacchides, Mostellaria, Menaechmi, Miles gloriosus, Mercator, Pseudolus, Poenulus, Persa, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus, Vidularia. L'ultima commedia ci è giunta frammentaria; l'Amphitruo, la Cistellaria e l'Aulularia sono lacunose; e Bacchides è incompleta all'inizio. Incerta è la cronologia delle commedie, delle quali solo Stichus e Pseudolus sono datate con certezza (rispettivamente 200 e 191 a. C.). Le commedie di P. sono composte secondo il modello della commedia attica nuova di Menandro, Filemone e Difilo, talvolta con il metodo della contaminazione (v.). Menandro fu poco imitato: nell'ispirazione di questo, infatti, vi è qualcosa di non congeniale al poeta latino, che non si sentì attratto dalla sua sensibilità complessa e scarsamente comica. L'originalità formale di P. nei riguardi del modello greco consiste soprattutto nell'abolizione totale del coro (già nella commedia attica nuova ridotto al minimo), tranne l'eccezione dell'intermezzo corale del Rudens; abolizione cui però P. fa corrispondere un uso assai esteso, in luogo dei tradizionali metri della recitazione (trimetri giambici e tetrametri trocaici), di metri di tutte le varietà, compresi metri originariamente lirici. Nella metrica P. è un maestro; egli foggia, seguendo le necessità della lingua latina, i già noti senarî giambici e versi quadrati in varietà di forme, peraltro sottomesse a sottili regole (proprio dallo studio della metrica plautina sono nate le più moderne ricerche sulla metrica antica, ivi compresa quella greca). La mescolanza dei metri si precisa nelle due forme del deverbium (parti recitate senza accompagnamento) e canticum/">canticum (recitativo accompagnato), alternate con estrema libertà. Prevale l'opinione che P., come il suo predecessore Nevio, abbia tratto questa varietà dal teatro musicale comico etrusco, già diffuso nel mondo latino; questo, a sua volta, si doveva essere formato sulla metrica e musica greca. Per P., come e più che per gli altri autori latini, si è posto il problema dell'originalità rispetto ai modelli greci. Da questo punto di vista, P. è uno degli scrittori antichi più studiati; la critica plautina, che presenta molte difficoltà e problemi, è stata una delle più fruttuose di scoperte e di risultati. Ma la vera originalità di P. non si può rintracciare se non nel suo temperamento travolgente, nella sua comicità fantasiosa e varia, che pur nella accettazione dei più vieti moduli della farsa popolare, necessarî per ottenere il consenso del pubblico romano (che non era un pubblico raffinato), conserva una sua vitalità inestinguibile. Se i personaggi non sempre sono caratterizzati con arte sottile, il dialogo è sempre efficacissimo, la lingua di eccezionale ricchezza; il latino di P. è il più vivo latino, popolareggiante ma, al tempo stesso, sorvegliatissimo e sempre costruito in modo da ottenere un effetto. Egli rimodellò la commedia nuova con lo spirito della farsa italica; non curò molto la novità dell'intreccio, ma seppe fornire agli schemi aridi e meccanici una vita sempre nuova, appunto grazie alla straordinaria forza espressiva del dialogo, dalla quale prende vita il mondo plebeo esuberante, robusto, di cui egli è poeta inesauribile. Nel Medioevo la commedia di P. fu scarsamente nota; la sua fortuna risale col Rinascimento quando, insieme a quella di Terenzio, determinò la nascita della commedia moderna.

PUBLIO TERENZIO AFRO


Poeta comico romano (2º sec. a. C.). Frequentatore dei cenacoli aristocratici che a Roma, nella prima metà del 2º sec., andavano assimilando la cultura greca, fu autore di commedie, nelle quali si allontanò molto dalla forma complessa e movimentata di Plauto, e ritornò a una stretta aderenza al modello menandreo: forte unità di azione, semplicità di stile, omogeneità e scarsa varietà dei metri, assenza pressoché assoluta di parti liriche. La sua opera è giunta integralmente fino a noi.

VitaNato a Cartagine, probabilmente berbero, fu portato a Roma come schiavo dal senatore Terenzio Lucano, che lo affrancò. Fu legato a famiglie di nobili, come C. Sulpicio Gallo, Q. Fulvio Nobiliore, M. Popilio; una diceria popolare faceva di questi i collaboratori e addirittura i veri autori delle commedie di T.

OpereT. scrisse sei commedie: Andria (La fanciulla di Andro); Heautontimorumenos (Il punitore di sé stesso); Hecyra (La suocera); Eunuchus (L'eunuco); Phormio (Formione); Adelphoe (I fratelli). Assai discussa è la cronologia della loro composizione e rappresentazione: dalle didascalie premesse a ciascuna di esse dai grammatici antichi si ricava il seguente ordine: Andria, 166; primo tentativo di rappresentazione dell'Hecyra, 165; Heautontimorumenos, 163; Eunuchus, 161; Phormio, 160; Adelphoe e secondo tentativo di rappresentazione dell'Hecyra, ai ludi funebres di Paolo Emilio, 160; poi terza rappresentazione dell'Hecyra. Ma tale cronologia è stata messa in discussione, senza che ancora si sia giunti a un accordo. Le commedie di T., a differenza di quelle di Plauto, i cui modelli appartengono alle più svariate correnti della commedia attica nuova, hanno a modello le commedie di due soli autori: Menandro e il suo imitatore Apollodoro Caristio. T. fu in certo senso soprattutto un traduttore di Menandro: ma in questa sua opera portò una notevolissima personalità di artista, sia nella sensibilità acuta per i caratteri (l'elemento comico, fortissimo in Plauto, quasi scompare in T., pensoso e interessato più alla fisionomia umana dei suoi personaggi che all'effetto esteriore dell'intreccio e del dialogo), sia nella padronanza perfetta della forma, limpida e scorrevole, sorvegliatissima. Tali caratteristiche resero T. poco popolare presso il pubblico romano del suo tempo, e assai invece presso i più raffinati posteri romani.

IL TEATRO ROMANO ARCAICO


La prima rappresentazione ufficiale è identificabile con un'opera di Livio Andronico nel 240 a.C.
Sono le autorità teatrali ad organizzare i festival teatrali, mentre è il popolo minuto quello che assiste alle rappresentazioni delle palliate.
La diffusione del teatro,è enorme, raggiunge addirittura quella dell'arte figurativa e supera quella della letteratura scritta (che presupponeva una certa cultura). Grazie a questo grande successo fioriscono corporazioni professionali di autori e attori.
Prima di fare differenziazioni tra i singoli generi e gli autori principali, bisogna dire che tutti i principali generi teatrali romani sono, di nascita, dei prodotti di importazione. Possiamo infatti dire che sono d'origine greca il principale genere comico, la palliata (così definita per il pallio, tipico indumento dei greci); e il principale genere tragico, la cothurnata (i coturni sono degli altissimi calzari tipici degli attori tragici greci). Da questi modelli greci si svilupparono poi una palliata e una cothurnata 'romane' (che rispettivamente si chiameranno togata, trabeata e praetexta). Di conseguenza anche gli avvenimenti si rinnovarono nelle opere di argomento romano, ormai lontani dai fatti storici legati al mito della tragedia attica. Anche i termini tecnici della drammaturgia sono tutti d'origine greca o etrusca (ad esempio la parola histrio che sta per <<attore>>).
I ludi Romani (ricorrono nel mese di settembre) del 240 in onore di Giove Ottimo Massimo furono la più antica ricorrenza teatrale: fu proprio in quest'occasione che Livio Andronico, mise in scena il primo testo drammatico 'regolare'. Proprio questa data fu sentita dai Romani come il principio del teatro nazionale. In età più matura, quella di Plauto e Terenzio, abbiamo altre ricorrenze annuali identificati come ludi scaenici: i ludi Megalenses (in onore della Magna Mater, ricorrenti nel mese di aprile); i ludi Apollinares (luglio); i ludi plebeii, dedicati a Giove Ottimo Massimo (novembre). Nelle festività dei ludi, che erano organizzati sempre da magistrati in carica, edili o pretori urbani, erano previsti anche giochi di gladiatori, elemento che ci permette di capire quanto fossero ritenuti un fatto di intrattenimento collettivo gli spettacoli teatrali. Essendo i committenti delle opere, delle autorità rette da nobiles, le tragedie di argomento storico erano molto influenzate da esaltazioni di imprese eroiche di antenati illustri delle relative casate, mentre le commedie non avevano nessun contatto con la politica.
Un'altra data importante del teatro latino è il 207, quella della fondazione del collegium scribarum histrionumque (la confraternita degli autori e degli attori), che testimonia l'inizio del riconoscimento sociale di autori e attori.